E’ da considerare, a tutti gli effetti, una delle mostre d’arte più rilevanti dell’anno 2017 in tutto il territorio nazionale, come riconosciuto dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali. La “Devota Bellezza – Il Sassoferrato con i disegni della Collezioni Reali Britanniche” è il titolo della mostra che si terrà a Sassoferrato, al Palazzo degli Scalzi, dal 17 giugno al 5 novembre. Tornano a risplendere le immagini del Sassoferrato nella sua città di origine, che testimoniano il complesso lavoro di decantazione e di idealizzazione perseguito dal Salvi. Una rara occasione per gli appassionati d’arte, dato che Giovanni Battista Salvi è un artista di fama che ha posto un’attenta riflessione specie sulle opere di Raffaello e di Guido Reni. Ma siamo, soprattutto, dinanzi ad un processo di decantazione testimoniato dai fogli dell’artista marchigiano nelle collezioni reali inglesi che per la prima volta saranno presentati in Italia (non erano mai usciti dall’Inghilterra).

Ventisette anni dopo la prestigiosa mostra dedicata ai dipinti di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, organizzata dalla sua città natale nel 1990, la città ha deciso di promuovere un nuovo evento espositivo incentrato, questa volta, prevalentemente sui disegni dell’artista. L’opera grafica del Sassoferrato, che non è praticamente mai stata esposta in Italia, è estremamente rara: si contano meno di novanta disegni sicuramente attribuibili, dei quali sessantatre appartengono alle collezioni reali inglesi, acquistati direttamente a Roma nel 1768 dal connoisseur Richard Dalton per le collezioni di Giorgio III, di cui era il bibliotecario. S.M. La Regina d’Inghilterra ha graziosamente acconsentito al prestito di ventuno di questi disegni che formano il corpus centrale della mostra e senza i quali l’evento non sarebbe stato possibile. Pochi altri fogli di collezioni pubbliche e private accrescono questo nucleo fondamentale. Accanto alla serie di opere su carta vengono presentati alcuni importanti dipinti che possono così per la prima volta essere raffrontati ai disegni stessi, permettendo di indagare e meglio comprendere la pratica pittorica dell’artista. Dal raffronto emerge chiaramente fino a qual punto Giovan Battista rimanga fedele alla prima idea espressa nel disegno, fermi restando i suoi debiti con il repertorio rinascimentale in genere, e raffaellesco in particolare, mediato per il tramite dell’opera incisa dell’urbinate. Un importante gruppo di dipinti provenienti soprattutto dal territorio marchigiano, affiancherà il nucleo centrale della mostra, concreta presenza e viva testimonianza dell’impegno con cui si intende procedere nell’opera di ricostruzione e tutela del patrimonio artistico della Regione Marche, così pesantemente segnato dai recenti eventi sismici, ma nuovamente pronto ad accogliere appassionati d’arte e turisti.

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